Pareidolia (2012) back

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Dittico. 2 stampe digitali

 
 

pareidolìa s. f. [comp. di para-2 e gr. εἴδωλον «immagine»]. – Processo psichico consistente nella elaborazione fantastica di percezioni reali incomplete, non spiegabile con sentimenti o processi associativi, che porta a immagini illusorie dotate di una nitidezza materiale (per es., l’illusione che si ha, guardando le nuvole, di vedervi montagne coperte di neve, battaglie, un volto femminile nella luna).

 
 

Vediamo nelle immagini e soprattutto negli oggetti il sogno e la proiezione di ciò che vorremmo possedere e così essere. Il termine pareidolia è qui usato in senso ironico, infatti l'illusione di avere nella cinepresa di Stanley Kubrick il cinema di Stanley Kubrick ricorda i processi che producono il Volto di Cydonia. Di cosa dobbiamo fidarci?, quanto possiamo illuderci?, fino a che punto siamo imprenditori di noi stessi?

«La società del XXI secolo non è più la società disciplinare ma è una società della prestazione (Leistungsgesellschaft). I suoi stessi cittadini non si dicono più "soggetti d'obbedienza" ma "soggetti di prestazione" (Leistungssubjekte). Sono imprenditori di se stessi».

(Byung-Chul Han, Müdigkeitsgesellschaft)

La depressione «esplode nel momento in cui il soggetto di prestazione non è più in grado di poter-fare, ed è in primo luogo una stanchezza del fare e del poter-fare. Il lamento dell'individuo depresso, "niente è possibile", è concepibile soltanto in una società che ritenga che "niente è impossibile". Il "non-essere-più-in-grado-di-poter-fare" conduce a un'auto-accusa distruttiva e all'auto-aggressione. Il soggetto di prestazione si trova in guerra con se stesso. Il depresso è l'invalido di guerra di questa guerra intestina. La depressione è la malattia di una società che soffre dell'eccesso di positività. Rispecchia quell'umanità che fa guerra a se stessa.» (idem)

Io cosa provo quando vedo la cinepresa di Kubrick?